Va a Love Me Tender di Anna Cazenave Cambet (Francia, 2025) il Premio Efebo d’Oro per il miglior film tratto da un’opera letteraria della 47a edizione dell’Efebo d’Oro Film Festival. Ad assegnare il premio la giuria composta da Alessia Cervini (docente ordinaria di Storia del Cinema, Università di Palermo), Egle Palazzolo (giornalista e scrittrice) e Evelina Santangelo (scrittrice e traduttrice). La giuria motiva così la sua scelta: «Per l’intensità di una storia, che attraverso l’esistenza della protagonista fuori dalle norme socialmente condivise, offre lo spaccato di una mentalità ancora radicata nella società occidentale: un’idea precisa di maternità e di decoro che arriva addirittura a compromettere il diritto a poter vedere un figlio, vivergli accanto, aiutarlo a crescere. Molto convincente è poi il profilo umano della protagonista, interpretato in maniera eccellente da Vicky Krieps, complesso, sfaccettato e in evoluzione fino alla scelta finale che è un inno sommesso e pensoso alla libertà vitale dell’autodeterminazione».
Tratto dal romanzo Love Me Tender di Constance Debré, il film racconta di Clémence (interpretata da una straordinaria Vicky Krieps), una donna che se ne va di casa, lasciando il marito Laurent e il figlio Paul, per seguire il suo sogno di scrivere ed essere libera sentimentalmente. Non le migliori premesse per quando, già in qualità di ex-moglie, Clémence dichiara a Laurent di essere attratta dalle donne: lui comincia a sfruttare il risentimento di Paul per avanzare assurde accuse di molestie, per le quali Clémence sarebbe responsabile dei traumi del figlio, e così inizia una guerra fra Clémence e la burocrazia, fra Clémence e Laurent, fra Clémence e la sua idea di essere madre. Ed è una battaglia di logoramento, che sfrutta il tempo che passa, che trasforma il rapporto fra Clémence e Paul in un rapporto di graduale distacco. La regista Anna Cazenave Cambet e il suo montatore Joris Laquittant lasciano che le ellissi temporali si nascondano fra le pieghe del racconto, così che il tempo che rovinoso passa senza che Clémence possa rivedere suo figlio sia una cascata irrefrenabile, che fa perdere a lei la possibilità di vedere Paul crescere, maturare, poter fare affidamento su di lei, legarsi a lei in quantità proporzionale all’amore che hanno l’uno per l’altra.
Va, invece a La lucha di José Ángel Alayón Dévora il Premio Efebo Prospettive per film opera prima o seconda – del valore di 1.000 euro – dalla giuria composta da Benni Atria (montatore) Alessandro De Filippo (professore di Storia del cinema e del video e Storia della fotografia e del reportage presso l’Accademia di Belle Arti di Catania), Andrea Segre (regista e sceneggiatore). Allo stesso film va anche il Premio Michele Mancini, assegnato da una rappresentanza degli studenti dall’Accademia di Belle Arti di Palermo e del Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia.
Al contempo la giuria congiunta di A.N.D.E Palermo (aderente all’A.N.D.E – Associazione Nazionale Donne Elettrìci) e Soroptimist International attribuisce il Premio Cinema Donna a Love Me Tender di Anna Cazenave Cambet e assegna una menzione speciale a Memory di Vladlena Sandu.
Le motivazioni dei premi:
Premio Efebo Prospettive per film opera prima o seconda – «In un rapporto profondo con un luogo e una cultura inedita nel cinema spagnolo e internazionale, il regista fa un lavoro intenso e di grande cura sia sulla relazione estetica con le terre e i corpi sia sulla recitazione di non professionisti scelti con coraggio e coerenza nella comunità raccontata. Un omaggio contemporaneamente delicato e robusto alla relazione padre e figlia, che sa essere tanto intimo quanto coraggiosamente politico nella denuncia non urlata della violenza coloniale che ha trasformato le Canarie, come tanti altri luoghi del mondo, in una terra di consumo turistico».
Premio Michele Mancini – «Attraverso una narrazione lineare emerge una restituzione sincera e autentica di cosa vuol dire vivere una perdita. La lucha, cioè la lotta, non è solo durante l’incontro, ma viene vissuta dai protagonisti ogni giorno, tanto da diventare protagonista stessa della storia: è collante, è resistenza culturale e politica, al centro dell’arena e fra le mura di casa. Simbolo di come una tradizione possa essere scudo di una comunità che resiste alla violenza del trauma coloniale. L’autenticità della narrazione si eleva nelle scelte registiche, attraverso inquadrature ravvicinate che trasformano la lotta in uno scambio di intimità e tenerezza».
Premio Cinema Donna – «Per il racconto autentico e coraggioso di una donna che, in un momento di grande fragilità, trova la forza per affermare la propria identità e la propria libertà. Per l’interpretazione intensa di Vicky Krieps, che rende Clémence una protagonista viva, credibile e profondamente umana. Un film che, con delicatezza e verità, ribalta la situazione più classica dell’affidamento dei figli delle coppie separate e illumina il percorso di una donna verso sé stessa, nelle sue scelte e attraverso la scrittura che la conserva madre al di là dei ricatti sentimentali e degli ostacoli burocratici».
Menzione speciale – «Per il coraggio con cui con grande originalità di narrazione ci porta a riscoprire una guerra dimenticata, quella della Cecenia. Un monito fortissimo, in questo momento storico, per i governanti: ricordare loro, ancora una volta, quali sono le vere conseguenze delle guerre e quale enormità ha il peso umano delle infanzie sottratte».


