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30.09.2026
FESTIVAL

Omaggio cinematografico alla poetessa e scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann

La 48a edizione Efebo d’Oro Film Festival, in programma a Palermo dal 7 al 15 novembre 2026 presso i Cantieri Culturali alla Zisa, dedica un omaggio cinematografico alla poetessa e scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann, voce leggendaria della letteratura in lingua tedesca del secondo Novecento, in occasione del centenario della nascita.

Nel corso del festival si presenteranno Drei Wege zum See/Three Paths to the Lake (1976), secondo lungometraggio televisivo del regista austriaco Michael Haneke, tratto dall’omonimo racconto della scrittrice; Malina (1991), magnifico adattamento dell’omonimo e unico romanzo della Bachmann, con protagonista Isabelle Huppert, a firma del regista tedesco Werner Schroeter; il film-laboratorio della regista austriaca Ruth Beckermann, Die Geträumten/The Dreamed Ones (2016), basato sulla corrispondenza amorosa fra Bachmann e il poeta Paul Celan; e infine il nuovissimo documentario della regista tedesca Regina Schilling, Ingeborg Bachmann – Jemand, der einmal ich war (2026), con protagonista la candidata al Premio Oscar Sandra Hüller, dopo la presentazione al Filmfest München e alla Festa del Cinema di Roma.
L’omaggio è realizzato in collaborazione con il Forum Austriaco di Cultura Roma.

Ingeborg Bachmann
La poetessa e scrittrice Ingeborg Bachmann, una delle più importanti scrittrici di lingua tedesca del XX secolo, nasce il 25 giugno 1926 a Klagenfurt (Austria). Agli inizi degli anni Cinquanta si fa conoscere con le sue prime poesie (Alle Tage, Die gestundete Zeit, Reklame) attraverso delle letture performate all’interno del Gruppo 47, un movimento letterario che per vent’anni animò Monaco di Baviera. Tra gli anni Sessanta e Settanta passa alla prosa, pubblicando alcune raccolte di racconti (fra cui Simultan, uno dei più celebri, nel 1972). In questi due decenni la sua vita è divisa fra Austria, Germania, Svizzera e infine Italia, dove sceglie la capitale romana per stabilirsi. Pianifica la scrittura di un ciclo di romanzi sotto il titolo di Todesarten, ma completa soltanto Malina (1971), “un’autobiografia, ma non nel senso tradizionale: un’autobiografia spirituale, immaginaria”, come ebbe a dire la stessa Bachman, “una vita inventata, ma dico che è la mia”. Ha scritto libretti di opere teatrali, ha tradotto poesie italiane (in particolare Giuseppe Ungaretti), e nel 1964 ha vinto il Premio Georg Büchner, il principale premio letterario tedesco. Notevoli i lavori nell’ambito del radiodramma, come l’esordio Ein Geschäft mit Träumen del 1952 o Die Zikaden del 1955. Ingeborg Bachmann scompare tragicamente il 26 settembre 1973 a seguito delle ustioni riportate durante un incidente domestico.

Drei Wege zum See/Three Paths to the Lake
di Michael Haneke (Austria, Repubblica Federale Tedesca, 1976 – 97′)
La fotografa Elizabeth torna a Klagenfurt, nel sud est dell’Austria, per visitare il padre ormai vedovo e fuggire dal caos di Parigi, dove ormai vive da anni insieme al suo fidanzato più giovane Philippe. L’incontro con il padre scatena una lunga serie di riflessioni sugli uomini, sul tempo che passa, sulla responsabilità dell’arte, e quei silenti percorsi verso il lago, vicini a casa di suo padre, diventano rumorosissimi spazi di memorie. A partire dal racconto Drei Wege zum See di Ingeborg Bachmann, Michael Haneke si infiltra nella psiche della protagonista, specchio deformato dei ragionamenti della stessa Bachmann, per indagare quel “romanzo intero, ma non un bel romanzo” che è la vita, tra le deviazioni della propria volontà, i brutti inciampi del destino e gli addii più difficili da affrontare.

Malina
di Werner Schroeter (Germania, Austria, 1991 – 125′) – con Isabelle Huppert –
Una scrittrice, persa nelle nevrosi del suo lavoro quotidiano, si innamora del giovane ungaro Ivan, scoprendo alcuni anditi di felicità in un’esistenza costretta dalla presenza del fidanzato Malina, con cui ha un rapporto fra il simbiotico e il parassitario. Perdere Ivan potrebbe dire perdere tutto, anche il lume della ragione, e l’amore-odio di Malina potrebbe anche complicare le cose. Il virtuosismo disperato di Werner Schroeter, folle visionario, traduce il romanzo di Ingeborg Bachmann, adattato in sceneggiatura dal Premio Nobel Elfriede Jelinek, in un melodramma rovente e psicotico, imperniato sull’interpretazione sregolata di Isabelle Huppert – che lavorerà nuovamente con Jelinek quando interpreterà un’altra febbricitante artista frustrata nel più famoso La pianiste di Michael Haneke -. Il lavoro di Schroeter sfugge a qualsiasi definizione, cerca la catarsi nell’eccesso, e, nel tratteggiare il ritratto della protagonista, brucia gli strascichi di teoria psicanalitica freudiana preferendogli il regno dell’irrazionalità.

Die Geträumten/The Dreamed Ones
di Ruth Beckermann (Austria, 2016 – 89′)
La drammatica, estatica, ma anche infinitamente triste storia d’amore tra Ingeborg Bachmann e Paul Celan inizia nel 1948, quando lei ha 22 anni e lui 27. Si conclude con il suicidio di Celan a Parigi nel 1971. Per Bachmann, lui è l’amore della sua vita, tuttavia non smette mai di vederlo come uno sconosciuto e nutre persino una leggera diffidenza nei suoi confronti. Lui era un ebreo di Czernowitz, i cui genitori perirono nell’Olocausto, mentre lei proveniva da un ambiente nazionalsocialista. Cresciuta in Carinzia, Bachmann ha assistito solo in minima parte alla guerra e alle persecuzioni. Amore e amicizia, ma anche dubbi e difficoltà permeano il loro rapporto per tutta la vita e, in un momento di incertezza, Bachmann si chiede: “Siamo solo noi due, quelli che si sognano?”. L’amore in laboratorio. La regista austriaca Ruth Beckermann distilla un melodramma teorico che evoca l’invisibile, all’interno di un dispositivo cinematografico austero ma al contempo toccante. Un mondo intero attraverso le parole.

Ingeborg Bachmann – Jemand, der einmal ich war/Ingeborg Bachmann – Someone Who Once Was Me
di Regina Shilling (Germania, Austria, 2026 – 98′) – con Sandra Hüller –
La regista Regina Schilling si unisce all’attrice Sandra Hüller per raccontare la storia della poetessa, scrittrice e giornalista Ingeborg Bachmann, attraverso archivi, ricostruzioni, testimonianze e letture dei suoi testi più famosi, da Malina a Simultan. Il dispositivo con cui condurre l’indagine è la reinterpretazione di una possibile giornata di Bachmann a Roma, dove visse a partire dal 1953: spleen, ritagli di giornale, sigarette.
La vita di Bachmann diventa la cronaca di un’esistenza compressa fra resilienza e disperazione, guidata dallo slancio vitale della scrittura (“Solo quando scrivo esisto”) e dalla coscienza della propria scomoda unicità (rispetto agli uomini, rispetto alla società, rispetto alla sua percezione della letteratura e della storia). Attraverso le scene di improvvisazione drammatica di Hüller prende forma il racconto di alcune delle fasi più importanti della vita di Bachmann, dalle relazioni con Paul Celan, Hans Werner Henze e Max Frisch fino all’esperienza nel “Gruppe 47”, capitolo fondamentale della letteratura germanofona del Dopoguerra.