Nicola Curella: quando si dice “un siciliano doc”

Ago 28

Nicola Curella: quando si dice “un siciliano doc”

Nicola Curella: quando si dice “un siciliano doc” 

Quando si dice “un siciliano doc” riferirsi a Nicolò Curella si può certamente. A cominciare proprio dal suo essere siciliano, col suo modo diretto e colorito di rapportarsi agli altri, con quel mettere insieme fermezza e equilibrio, lungimiranza e capacità di rischio. La sua Licata e altrettanto Agrigento e poi Palermo, la Sicilia, gli furono cari ed essenziali ma non segnarono mai un confine, semmai un punto di partenza per nuovi inserimenti, per legittime sperimentazioni. Anni di studi economici, di intenso lavoro nella Banca Popolare Sant’Angelo fondata dal padre hanno valso all’Istituto risultati di prestigio oggi facilmente leggibili. Di intelligenza vivace, di godibile ironia, affabulatore gradito ai suoi amici più cari, il comm. Curella avrebbe certamente avuto ulteriori intuizioni, sollecito come era ai richiami di un percorso economico su binari non soltanto nazionali, se un ingeneroso stato di salute non lo avesse ostacolato. Ma vicino e attento non solo al suo lavoro, quanto ancora di più alla sua famiglia – tre donne: moglie e figlie – fece in tempo a passare il testimone a Ines alla Direzione Generale e a Cristina, responsabile dell’Ufficio Comunicazioni e Immagine della Banca, restando sin che gli fu possibile a loro fianco a suggerire, a consigliare. La sua famiglia, moglie, figlie, generi e nipoti a lui carissimi, come chi gli fu amico, avrebbero voluto per lui spazi di tempo in più. E lo avrebbe desiderato anche il nostro il Centro per la Narrativa e il Cinema di cui quasi quarant’anni fa volle dare il via, attraverso la sapiente proposta di Enzo Lauretta e il costante apporto di Corrado Catania, comprendendone le potenzialità e sostenendone interrottamente le attività culturali.
Ma per la sua personale antologia, Nicola Curella fa parte degli uomini per i quali la morte non segna la fine: per la continuità che hanno indicato, per le direttrici di marcia che rimangono aperte. Per un futuro, in definitiva, che prende in carico il suo nome.